Se sei un’artista prima o poi ci sbatti contro: la questione prezzi.
E quasi sempre succede così: senti una frase detta con assoluta sicurezza e, per un attimo, ti sembra anche ragionevole. Poi però ti ritrovi con prezzi incoerenti, con un listino che non riesci a sostenere, o con la sensazione di non avere un criterio solido a cui aggrapparti.
Ho dedicato un video-podcast intero a questo tema, perché questi “orrori” continuano a circolare come se fossero normalità. E invece no: sono scorciatoie, convinzioni sbagliate, semplificazioni pericolose.
In questo articolo te li elenco. La spiegazione completa, con esempi e ragionamento, la trovi nel video podcast su YouTube (ma anche su Spotify o Apple Podcast).
I 9 orrori quando si parla di prezzi
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Non esistono regole e si può fare come si vuole, perché il mercato è libero
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Uso un coefficiente
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Decido il prezzo in base alla persona che ho davanti. Se può spendere di più, faccio pagare di più.
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Calcolo i materiali utilizzati e il tempo impiegato con una tariffa oraria
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Ho lavorato sulla mia autostima, quindi decido di aumentare i miei prezzi
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Un professionista deve dare dei prezzi che incoraggino l’artista
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Solo le battute d’asta possono dare un riferimento ufficiale
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Se un’asta va male o bene, influenza i prezzi di tutte le altre opere
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Faccio decidere i prezzi a chatgpt
Nel video spiego uno per uno questi nove punti, perché sono così diffusi, perché sono fuorvianti e cosa cambia quando inizi a ragionare sui prezzi in modo serio.
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